IL CONTROCAMPIONATO
(Coen, Gomez, Sisti)
"Le tumultuose cronache sportive riferiscono di errori
a ripetiziorie degli arbitri. Mai campionato di calcio è stato cosi
avvelenato, così ricco di episodi controversi, come quello passato,
e questo lo denunciano tutti.
Nel bailamme generale, è via via emersa la convinzione che Ia juve
ci abbia guadagnato, eccome, e che questi favori le abbiano spianato la strada
sino alla partita decisiva, come avviene per l'incredibile e inspiegabile
carriera di certe belle attrici imposte dall'invaghito capocomico. Ma la Juve
è la Juve, cioè una grande, grandissima squadra. E l'inter la
degna antagonista,replica lo sportivo di buon senso e ancor più di
buonanimo. Senza convincere più di tanto chi l'ascolta. I fatti son
fatti, replica indignato il tifoso qualunque. Te li snocciola. La cantilena
comincia il giorno dei morti del 1997, il 2 novembre si disputa un Juventus-Udinese
finito 4-1 per la squadra torinese, però l'arbitro e soprattutto il
guardalinee non vedono un gol di Bierhoff, il centravanti udinese: la pelota
è entrata di mezzo dentro e avrebbe potuto portare in vantaggio l 'Udinese
2 a 1...
Il 7 dicembre è la volta di juve-Lazio. Un difensore laziale butta giù Del Piero, la palla resta in possesso dei giocatori juventini, l'arbitro concede la norma del vantaggio a Inzaghi che solo, davanti al portiere Marchegiani, colpisce il palo. A questo punto l'arbitro ci ripensa e concede il rigore alla juve, che naturalmente vincerà 2 a 1. La stessa domenica, a Genova, c è Sampdoria-Inter. Là l'arbitro assegna alla Samp un rigore che a parere unanime non esisterebbe e ne nega uno netto su Ronaldo. Pareggio 1 a 1. Secondo i conteggi del sospetto, la juve incassa due punti in più e l'inter ne perde altrettanti.
Un mese e mezzo dopo, eccoci di nuovo al Delle Alpi, che
per la juve dev'essere come la basilica di Lourdes. C'è Juve-Atalanta.
L'arbitro punisce una leggera spinta di un atalantino su Inzaghi in area:
gli juventini falliscono il rigore. Poi convalida un gol di Conte con Inzaghi
in fuorigioco davanti al portiere. La posizione di Inzaghi viene giudicata
passiva. A un esame più attento con la moviola il centravanti bianconero
sembrerebbe trovarsi nel cono di proiezione da palla a porta. Cioè
in posizione attiva, e irregolare. Ormai la psicosi del favoritismo dilaga,
e ogni partita della juventus e delle sue rivali dirette viene studiata al
microscopio. Il risentimento interista cresce, perché mentre a Torino
il presunto fuorigioco non è stato segnalato, a Empoli viene annullato
un gol di Ronaldo per un fuorigioco identico a quello di Inzaghi.
La cultura dell'incredulità trova gli argomenti più ghiotti
da febbraio in avanti. I notai delle sviste arbitrali hanno pane per i loro
aguzzi denti. Roma-Juve dell'8 febbraio: sul punteggio di 2 a i per i torinesi,
non viene fischiato un rigore per fallo di Deschamps su Gautieri che avrebbe
dato il pareggio ai giallorossi.
Se è per questo, non viene fischiato nemmeno a Firenze, dove l'11 febbraio il viola Firicano molla una gomitata in faccia a Simeone, invece di colpire il pallone. Da che calcio è calcio sui rigori non assegnati si litiga e si discute all'infinito.
Le insistenti segnalazioni che riguardano però sempre la juve scatenano proteste a valanga. Perché l'arbitro permette il gioco a volte durissimo dei difensori juventini in area e punisce quello dei loro avversari? Montero, in particolare, è nel mirino dei critici: quando giocava nell'Atalanta era spesso finito sul taccuino del direttore di gara. Nella Juventus gode di una sorta di franchigia, come se l'area della juve fosse una zona franca. In juve-Napoli del 15 marzo l'ormai abituale gol fantasma: il napoletano Bellucci colpisce la palla di testa, traversa interna e rimbalzo, è la disperata rivendicazione partenopea, oltre la linea bianca. Non per l'arbitro. Tantomeno per il guardalinee. Il rosario delle lamentazioni continua con juve-Milan, la materia è la stessa, fuorigioco attivo e passivo. La sindrome del favoritismo diventa malattia nazionale. Ogni azione arbitrale viene messa in discussione, sviscerata, analizzata, stigmatizzata.
Nel calcio il confine tra il bene il male è impercettibile,
sottile come un filo di seta. Simile alla moralità corrente. Che ha
coniato, per pudore o per ipocrisia, una elegante metafora: "sudditanza
psicologica", già in voga nel '61 e ritornata di moda in questo
mefitico '98. La sudditanza che gli arbitri subirebbero nei confronti di un
gruppo di potere forte come quello espresso dalla juventus. Che si tramanda
di campionato in campionato, di partita in partita. Che sarebbe ampiamente
dimostrabile "a posteriori". Con fatti precisi, secondo i tifosi.
Fatti? Diciamo pure falli. I favoritismi arbitrali a favore della juventus
sono stati confermati da una tabella pubblicata sul settimanale "L'Espresso"
ai primi di maggio del '98. Vi si mettevano a confronto il numero dei falli
commessi sino alla trentaduesima giornata (dunque, compreso Juve-Inter) dalle
diciotto squadre di serie A e quello dei giocatori ammoniti o espulsi. Ebbene,
le cifre sono eloquenti. La Juve ha il record assoluto dei falli, ma subisce
pochissime punizioni.
Le insinuazioni stilla trasparenza del campionato si ricollegano
alla scansione delle partite che coinvolgono le candidate al successo finale.
Dopo juve-Milan, tocca a Lazio-Juve finire sotto processo. Boksic è
trattenuto vistosamente in area ma I'arbitro lascia correre, applicando la
norma del vantaggio. Che è una regola soggettiva, a quanto pare. Si
riproducono le condizioni di altre partite juventine: Boksic ha fatto in tempo
a lasciare il pallone al compagno Nedved che tira e sbaglia; ma a differenza
della partita di Torino, il direttore di gara non ci ripensa (nel concedere
il rigore alla Lazio). Capita poi che al novantesimo Iuliano colpisca la palla
con la mano in piena area di rigore, ostacolando Casiraghi. Valutazione dell'arbitro:
fallo involontario. La moviola sconfessa l'arbitro. Ma è la consolazione
dei fessi.
Grazie a queste sviste la juve mantiene intatto il suo vantaggio sull'Inter
che non ci sta. E incomincia a strepitare. Si sta scavando "un fossato
di punti", è la denuncia accorata dei nerazzurri (contenuta negli
editoriali della rivista "Inter Football Club"), un divario che
fra le due squadre non avrebbe dovuto esserci, se ci fosse stata giustizia.
Quella vera. Non quella sportiva."