DAVIDS / LE MANOVRE SOTTOBANCO
PER SMONTARE IL CASO
La Vecchia signora congela il doping Provette
congelate e scongelate.
Analisi sospese. E decisioni curiose del procuratore Coni. Così è
calato il tasso di nandrolone
C'era volta un calcio senza doping. Poi parlò Zeman, ma lo zittirono:
«Ai calciatori doparsi non serve». Nello stesso anno, il 1998,
in Francia sei calciatori erano risultati positivi al nandrolone. In Italia
invece tutti negativi. Il perché lo scopre il pm Raffaele Guariniello,
visitando il laboratorio antidoping del Coni, all' Acquacetosa: nelle urine
dei calciatori, gli steroidi non venivano neppure cercati. Dimissioni del
presidente del Coni Mario Pescante (oggi, ripescato da An, fa il sottosegretario
allo Sport). E test dirottati in laboratori esteri, dove il doping lo si cercava
per davvero: e infatti saltarono fuori i primi casi italiani. Shalimov del
Napoli e Pavan del Venezia positivi al nandrolone (la soglia limite è
di due nanogrammi). Nel marzo 2000 riapre l'Acquacetosa e stavolta fa sul
serio: nandrolone come se piovesse. Bucchi e Monaco (Perugia), Gillet (Bari),
Da Rold (Pescara), Caccia e Sacchetti (Piacenza), Couto (Lazio), Torrisi (Parma):
otto casi in pochi mesi, più altri 30 appena sotto la soglia. Squalifiche,
sdegno, scandalo nazionale.
Poi la musica cambia. Segnatevi questa data: sabato 21 aprile 2001. L'Ansa annuncia: «Davids non negativo, nandrolone». E in dosi da cavallo: otto nanogrammi (o 5,4, secondo un altro metodo di calcolo), contro i due consentiti. La partita incriminata è quella tra Udinese e Juve del 4 marzo (2-0 per i bianconeri). La Juve sporge denuncia per danni ed evoca un complotto per innervosire i "ragazzi" alla vigilia della trasferta di Parma. In realtà la notizia è arrivata tardi: di solito le non negatività vengono comunicate il mercoledì. Ma nella fattoria del Coni c'è sempre qualcuno più uguale degli altri.
La difesa degli altri club ripete la storiella libera tutti degli «integratori contaminati»: il medico sportivo, all'oscuro di tutto, somministra all'ancor più ignaro e ingenuo calciatore prodotti perfettamente leciti, nei quali però una perfida manina ha insinuato il terribile nandrolone. Cioè lo steroide prediletto dagli atleti di mezzo mondo. La Juve, sulle prime, preferisce scaricare i sospetti sulla Nazionale olandese: «Il 28 febbraio», insinua Luciano Moggi, «Davids ha giocato Olanda-Turchia». Tanto più che pochi giorni dopo anche un altro olandese, Frank De Boer, che milita nel Barcellona, risulta positivo al nandrolone.
La controanalisi per Davids è fissata per l'8 maggio: in caso di conferma, il centrocampista verrà sospeso e chiuderà anzitempo il campionato. Come gli altri otto. Ma quando arriva la Juve, anziché Davids, viene sospesa la controanalisi. All'Acquacetosa hanno già scongelato la provetta B quando, all'ultimo momento, la Juve denuncia il laboratorio al Tribunale di Roma. E chiede i danni, sostenendo che i suoi metodi antidoping sono inattendibili, non prevedendo un fantomatico «test al carbonio». Per la verità i metodi sono gli stessi di tutti i laboratori del mondo, ma per la Juve non vanno bene. Il giudice Fulvio Vallillo blocca la controanalisi e chiede aiuto a un perito super partes (o quasi: è il professor Luciano Caprino, che ha già censurato il laboratorio Coni come consulente di parte di altri due giocatori dopati, Couto e Bucchi). Intanto la provetta viene ricongelata, con una procedura che fa scendere il tasso di nandrolone (lo riconoscerà Caprino, nella relazione conclusiva).
Nella battaglia legale intervengono il Coni e Guariniello, che indaga su Davids
per frode sportiva. E il giudice ordina la controanalisi per domenica 13 maggio.
La provetta viene di nuovo scongelata. Ma in extremis la Juve chiede un ennesimo
rinvio (con annesso ricongelamento), causa elezioni politiche. Così
magari il metabolita scende sotto il due, e il nandrolone non c'è più.
Richiesta respinta. E l'esame conferma: 3,3 nanogrammi. «Poco oltre
la soglia», minimizza la Juventus. Ma non spiega il perché, anzi
dirama il dato fasullo di 2,2. Davids è sospeso sino a fine campionato.
E prepara la sua difesa: tutta colpa dell'integratore assunto con De Boer
in Nazionale, o forse di uno sciroppo omeopatico per l'influenza che potrebbe
contenere - per un'altra incresciosa contaminazione - il nandrolone. Senonché
il medico dell'Olanda, Huigc Plemper, interrogato da Guariniello, dimostra
documenti alla mano di non aver mai dato integratori al nandrolone. E De Boer
conferma davanti all'Uefa: «Gli integratori li ho presi al Barcellona»
(dove, per la cronaca, Davids non ha mai giocato). L'Uefa lo squalifica per
12 mesi, e in appello per 75 giorni. Nella sentenza, per tre volte, si precisa
che De Boer ingerì l'integratore galeotto al Barcellona, non in Nazionale.
Dunque, col caso Davids, non c'entra nulla. Il procuratore antidoping del
Coni Giacomo Aiello acquisisce sia la sentenza Uefa sia l'interrogatorio di
Plemper. E fa analizzare lo sciroppo di Davids non dal laboratorio Coni (inviso
alla Juve), ma da un centro specializzato super partes, il Cirm di Firenze.
Risultato: nessuna traccia di nandrolone, comunque nulla che giustifichi quantitativi
superiori a due nanogrammi. Il 3 agosto Aiello chiede alla Disciplinare una
squalifica per otto mesi: «La positività di Davids», scrive,
«non può essere attribuita all'assunzione dell'Ebt, in quanto
il laboratorio di Firenze ha escluso la contaminazione con prodotti steroidei
capaci di provocare la positività per nandrolone». Dunque «Davids
non ha giustificato in modo persuasivo la sua positività». E
l'integratore? «De Boer lo assunse in Nazionale». Strano: nella
sentenza e nel verbale del medico c'è scritto «al Barcellona»,
ma il procuratore non conosce l'inglese o forse è a corto di traduttori.
Il 28 agosto, la comica finale. La
nuova Disciplinare esamina il caso Davids. Aiello, davanti a sette fra medici
e avvocati messi in campo dalla Juve, si rimangia tutto. Abbassa la richiesta
da otto a tre mesi e mezzo (anche se poi la Disciplinare andrà ben
oltre, squalificando Davids per cinque mesi). Il nandrolone di Davids, sostiene,
è diverso da tutti gli altri: «occasionale», «non
intenzionale», «esiguo». E poi bisogna evitare «disparità
di trattamento con De Boer». La Juve avrebbe portato «argomenti
scientifici convincenti». Quali? Il solito sciroppo per l'influenza.
Un mese prima le analisi di Firenze e Aiello l'avevano escluso.
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