NOI NON SIAMO CAPRONI!

Una squadra di calcio non é una macchina utensile e nemmeno uno stabilimento industriale o una banca. Il suo valore non é solo legato alle proprietà immobiliari, alla classifica e alle capacità dei suoi calciatori e managers: c'é un parametro altrettanto importante nell’equazione, ed é il legame affettivo con la città ed i tifosi. Un legame storico, culturale e sentimentale.
Un bravo manager sportivo controlla i numeri, ma il vero leader insieme ai numeri controlla anche gli affetti, sa che con gli uni senza gli altri non si sopravvive.
Il Toro é il Toro perché dietro ha i suoi tifosi e la sua storia unica al mondo. Ed anche i numeri, ottocentomila tifosi, decine di siti internet, centocinquanta libri, quattro giornali, tre trasmissioni televisive. Numeri che stanno a zero, quando ignorati o derisi come ora: basta contare le presenze allo stadio.
Vorrebbero una squadra vincente, i tifosi, ma non é la condizione essenziale. Vorrebbero soprattutto anche una squadra pulita, civile e rispettosa dei rapporti sia con la città, sia con loro stessi. Una squadra gagliarda, coraggiosa.
Avessero desiderato facili vittorie avrebbero seguito chi le antepone ad ogni considerazione etica. Fosse loro piaciuta una squadra business, mercenaria, arraffona ed avida, che specula con arroganza e si appropria senza scrupoli dei patrimoni della collettività, non tiferebbero Toro. Non avrebbero neanche dovuto rivolgersi a squadre di chissà dove, per essere esauditi.
Non ne vogliono, però, nemmeno una come l’attuale, che insulta i propri principi, che non fa nulla per recuperare credibilità non solo sportiva, ma anche morale. Agli occhi della quasi totalità dei tifosi del Toro questa società non è degna del loro supporto.
Il Torino Calcio di Francesco Cimminelli non possiede nulla dei tradizionali valori granata, ha scatenato nella stragrande maggioranza dei propri sostenitori il massimo della disaffezione e del disgusto.
Il passo dall'entusiasmo al rifiuto non è nemmeno stato breve, i tifosi granata sono da anni in questa situazione, hanno provato a credere, ad aspettare, a fidarsi. Non hanno voluto staccare il legame che li teneva vicini alla loro squadra.
Promesse, insulti, menzogne e manovre speculatorie hanno però superato ogni limite. Invece del formidabile, scatenante rombo TORO TORO, che aveva reso la Maratona la curva più entusiasmante d’Europa, c’è un iniziale timido incoraggiamento, seguito da imbarazzato silenzio, da mormorii.

La corda si è rotta. Non ne possiamo più.
Non abbiamo più il Fila, il nuovo doveva essere inaugurato nel 1999, così ci era stato promesso per accettarne l’abbattimento.
Non abbiamo Borgarello, e non l’avevamo chiesto noi, così come non siamo in Champions League, che non pretendevamo, non vediamo Toro Channel, al quale non abbiamo mai creduto. Non sappiamo come sarà il Comunale, nessuno si è degnato di mostrare il progetto a chi ne sarà il destinatario finale, nessuno ha risposto alle richieste di chiarimenti sui vincoli imposti dalla Soprintendenza.
Non conosciamo nemmeno le cifre che sono state discusse in questi giorni relativamente alla vendita del Torino Calcio.

Però, contrariamente a ciò che pensa la nostra spocchiosa dirigenza, senza peraltro farne mistero, non siamo caproni, buoni solo a caricare in preda all’ira od a farci ammansire dal buon pastore ex granata di turno. Non siamo neanche dei coglioni, disposti a farsi prendere in giro per l’ennesima volta, tappandosi occhi ed orecchie. Non siamo rozzi burattini ignoranti, noi, pronti a bersi ogni fandonia.
Siamo tifosi del Toro, e non per caso e certamente non per opportunismo.
Fatevi da parte, Cimminelli e Romero, finché la reazione è composta. Scansatevi, Zaccarelli e Cravero, finché avete ancora un minimo di credito da qualcuno di noi.
Parlate chiaro, Rossi, Fuser e compagnia cantante, finché c’è chi ancora pensa possiate essere degni della maglia che indossate.
Molla l’osso, Cimminelli, prima che ti vada di traverso. Non tutti reagiscono con la civiltà e l’educazione che tu, al contrario, raramente dimostri.
E voi, titolari e collaboratori dei giornali cittadini e nazionali, piantatela di arrampicarvi sugli specchi, a non tutti piace leggere tra le righe. Non metteteci spalle al muro, non date armi a chi già pensa che le parole non servano più.
C’è una verità, nemmeno troppo nascosta, che tutti voi conoscete bene: ditela una volta per tutte. Non contribuite all’eutanasia del Toro, alla sua distruzione programmata.
Se c’è chi è in grado di rilevare il Toro, e si era offerto di farlo, che comunichi cifre e circostanze.
Se c’è chi ancora vuole tentarci, che lo faccia ora, adesso, subito.
Si aiuti con un argomento nuovo, una leva poco usata, un atteggiamento rivoluzionario specialmente a Torino: la verità. A volte basta quella.

MICHELE MONTELEONE