San Paolo e la via di Damasco II


Esempi di miglioramento nella vita ci sono. Appartengo ad essi!

Mio padre mi raccontò del Grande Torino, e da lì iniziò tutto.

Io, pur essendo donna, il calcio me lo porto nel DNA... a 4 anni andavo già al campo di calcetto dietro la casa dei nonni con il mio nonno materno, a 5 giunsi a casa gridando "Cosa significa campioni del mondo?". Penso davvero che mio nonno e mio padre desiderassero avere un maschietto al posto mio.
Ora, a 25, tra le cose del mio caro nonno, ho trovato una medaglia premio, d'argento, con le sagome di due giocatori di calcio, sicuramente vinta a scuola quando aveva 12 anni, datata 1919. La porto al collo come un ricordo carissimo, come una linea che non voglio tradire ne rompere, come un qualcosa di indeterminato che esplose un giorno... quello del mio breve amarcord, se permettete.

"Papà"
"Dimmi"
"Sai cos'e Superga?"
Una sera qualunque di agosto del 1990 trovai per caso un ritaglio di giornale, si riferiva a Superga ma non capivo bene il contesto dell'articolo, ed ecco il ricorso a mio padre. Lui stava a letto, come ogni pomeriggio, ma era già sveglio per metá: alla mia domanda mi chiese dove l'avessi letto. Gli mostrai il giornale. Pareva pensieroso.

"Vediamo... prima devo raccontarti la storia di una squadra che non
perdeva mai..."

Non ricordo esattamente le sue parole da li in poi, ma lui era... be' emozionato. Era malato di cuore da qualche mese, odiava il calcio cileno e mostrava con orgoglio i pezzi rotti della tessera del suo club, l'Everton (sono cilena ma di origini inglesi), una squadra locale. Negli anni scorsi spesso mi chiamava per vedere le partite insieme, ricordo che da bambina mi aveva portato a vedere la juve, quella di platini, tante partite della Bundesliga, ma non lo avevo mai visto così. Io ero la più piccola dei suoi 5 figli che aveva avuto in due diversi matrimoni.

Parlava con gli occhi. E mi parlò della distanza di punti tra il Toro e il secondo in classifica, della potenza della squadra, e, infine, della grigia sera che se li portò via. (mi descrisse dettagliatamente l'aereo, era un fanatico dell'aviazione, essendo stato pilota civile per diversi anni). Ancora adesso mi chiedo dove avrà visto il Torino. Forse al cinema: il Toro fece la sua seconda tournèe in Sudamerica nel 1948 in Brasile (la prima, quella del 1913 poteva, forse, averla sentita nominare mio nonno). Io lo ascoltavo come fosse una fiaba: in quel periodo ero ancora una bambina e dimostravo quache preferenza per la juventus ma quella storia non la dimenticai mai. Se mio padre, che non tifava nulla, si comportava così, qualcosa doveva pur significare!

Fu l'ultima vera conversazione tra noi due. Mio padre si ammalò, perse la ragione, in quattro mesi una brevissima crisi se lo portó via, il 3 dicembre 1990 (non é il giorno della fondazione del Toro?). Da allora sono passati 13 anni. Era coetaneo dei Miti, soltanto qualche mese più vecchio dell'indimenticabile Capitano, Valentino Mazzola.

Nel mio ultimo anno di scuola, saltavo spesso le lezioni per andare in bibloteca e leggere per ore i giornali vecchi. Ho imparato del Toro storico e del 'toro' odierno, di campioni e gregari, di tempi burrascosi e di tempi sereni.
Sento il dovere di onorare il passato senza dimenticare il presente ed e così che racconto spesso quanto ho imparato a chi non sa la storia. Una che il 'toro' odierno lo cerca e ne ha bisogno... Se sono giunta al Toro, lo devo a quella storia, ma anche e soprattutto alla genuina qualità di tutti voi, di ognuno di voi, della vostra fede e del vostro amore che mi ha insegnato ad amare, a seguire, a trepidare e soffrire, ad emozionarmi...

Grazie di cuore per questo, ad ognuno di voi!!


Quello che mi fece cambiare idea sui gobbi:

Il pianeta li vedeva cedere i giocatori come merce, mentre al Toro difendeva con amore i propri beniamini. Ecco che cosa vuol dire "stile giuve" e io non volevo e non voglio avere a che vedere con gente così. Il periodo di gobbaggine coincise con il mio periodo di analfabetismo calcistico, sul quale é meglio sorvolare... Man mano che conoscevo il calcio, diventavo meno asina e molto meno sopportavo la loro maniera di agire.

Posso dire che, senza offendere chi è cresciuto in granata (e che invidia, diamine!), chi é stato simpatizzante o tifoso dei gobbi sa da che orrendo buco é uscito/a e ha un sentimento piú forte contro di essi.

Ovviamente la distanza non può giustificare, però quando si vede la Luce, si capisce... e non si torna indietro!
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Era proprio destino che me ne parlasse...

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