Questione di Sangue di Mario Bussini alias "The dog"

A volte capita che qualcuno si ricordi di noi, almeno per un attimo, e si fermi a guardarci.
A volte non servono parole per capire cosa esprime quello sguardo che ci osserva dall’alto in basso, con quella sicurezza di chi è più furbo, di uno che ha capito tutto.
A volte ti scrutano, profondamente, e per soli due secondi siamo il centro della loro attenzione. Come scanners ci analizzano, pezzo per pezzo, formulando le proprie analisi per lo più mute, impedite dalle remore o dalla difficile comunicatività che ci contraddistingue.
Ma gli occhi non mentono.
Come specchi riflettono il pensiero più intimo, che neanche il linguaggio riesce ad esprimere.

Il più delle volte si sorprendono.
Non capicono come si possa essere così, e così diversi da loro.
Non lo concepiscono. Rimangono sorpresi in stallo, e come una macchina che entri in contraddizione si bloccano, cercando disperatamente quell’imput che dia loro la possibilità di ripartire, altrimenti la paura di restare bloccati per sempre li acceca.

A volte ridono di noi.
Come si ride da ignoranti, di cio’ che non si capisce.
Come si potrebbe ridere di uno sciamano zulu sporco e ignorante, che però conosce la vita un milione di volte meglio di te.

Spesso ci rispettano.
Perchè vedono in noi qualcosa che merita rispetto e ammirazione.
Perchè capiscono che in fondo loro sono come noi, o vorrebbero tanto esserlo.
Perchè sanno che la vita è difficile, a volte è impossibile, ma tutto il nesso sta nell’andare avanti a testa alta, con la dignità di chi sa di aver lavorato sodo e di meritarsi quel poco che ha, ed è pronto a lottare per difenderlo, e mai nella vita si arrenderà all’ingiustizia.

A volte ci compatiscono.
Non capiscono cosa sia questa malattia che ci affligge e ci rende ciechi e testardi e caparbi e incapaci di smettere.
A volte cercano persino di consigliarci, di convincerci a cambiare.
Come se avessero il diritto di farlo, e sono convinti di averlo.
La loro cecità è così imponente da renderli incapaci di capire cio’ che vedono.
E sorridono, come stolti, e ci richiedono di cambiare.
Come se si potesse cambiare il sangue.
O l’anima, o il cervello, o lo spirito.
Come se si potesse un giorno alzarsi e dire:
eccomi, non sono più un uomo,
non sono piu’ maschio, non sono più niente,
non sono più fiero di quello che sono.

Noi invece siamo fieri di quello che siamo,
e ci riconosciamo tra noi con uno sguardo.
Gli altri sono quello che sono, e non capiranno mai.
Si rassegnino: noi saremo sempre qui.
É una questione di sangue.

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