Lido Vieri
Lido Vieri rappresenta la storia del Toro, di ieri, di oggi,
di domani. Arrivò ragazzino dalla sua Piombino pochi anni dopo la Tragedia
di Superga, ha concluso la carriera altrove, per poi ritornare definitivamente
nella famiglia granata e portare avanti quel piccolo passo di storia antica,
di un calcio più romantico e meno finanziario di oggi.
Cresce nelle giovanili del Torino e dopo una stagione in prestito al Vigevano
nel 1957-58, raggiunge la prima squadra granata, nella quale si ferma fino a
tutto il 1968-1969. Fisico possente, agilità felina e con due braccia
smisurate che gli consentono di arrivare ovunque, Vieri, sempre vestito di nero,
viene ben presto ribattezzato "pinza" per le sue mani che attanagliano
saldamente e sembrano addirittura voler calamitare il pallone. Con undici stagioni
è il portiere che vanta il maggior numero di presenze fra i pali della
porta granata, ben 336 (275 in campionato, 46 in Coppa Italia e 15 nelle coppe
europee) e contribuisce alla vittoria della Coppa Italia del 1968. Nell'estate
del 1969, a trent'anni, si trasferisce all'Inter e in nerazzuro si ferma per
otto stagioni legando il suo nome allo scudetto del 1971.
Al termine del 75-76 l'Inter lo cede alla Pistoiese (a quei tempi c'era anche
qualche voce che lo voleva di ritorno al Torino come riserva di Castellini,
ma non se fece nulla) dove gioca fino a quarant'anni e risulta decisivo per
la promozione dei toscani dalla C alla B. Vieri raggiunge anche la maglia azzurra
(esordio in Turchia il 23 Marzo '63) e con la Nazionale A disputa 4 partite
e partecipa al Mondiale del 1970 in Messico.
Nel 1979-80 partecipa al supercorso di Coverciano, poi nella veste di allenatore
si siede sulla panchina della Pistoiese e con la squadra arancione raggiunge
la serie A. Passa poi ad allenare in ordine la Siracusa, la Massese e la Carrarese.
Attualemente allena i portieri del Toro.
Intervista di Marina Beccuti e Alma Anticeli
Vieri, lei ha avuto molti allenatori,
qualcuno le è rimasto più impresso nella memoria?
L'allenatore che ricordo più volentieri è Beniamino Santos (morto
in un incidente stradale in Spagna) e poi il grande Nereo Rocco.
I gol presi su punizione sono colpa del portiere o bravura
degli specialisti che li tirano?
I gol presi su punizione possono anche essere colpa del portiere. Però
è vero che ci sono certi ottimi tiratori le cui punizioni sono imprendibili.
Questo è merito dei grandi tiratori.
A suo parere, chi sono i migliori tiratori da fermo?
Direi Roby Baggio, Recoba, Del Piero. Mihajlovic, che è un difensore,
è l'unico che riesce a dare alla palla violenza ed effetto.
Che funzioni ha l'allenatore dei portieri?
E' necessario premettere che solo un ex portiere può avere questo ruolo.
Deve saper capire i timori dei portieri che allena, aiutarlo ad affrontarli.
Li deve tranquillizzare. La base di allenamento è uguale per tutti, si
tiene conto delle regole base. C'è da considerare che un attaccante sbaglia
molti gol a partita, ma difficilmente viene messo in croce come un portiere
che fa una serie di errori durante una partita.
Lei è nato portiere o lo è diventato?
Le caratteristiche del mio fisico erano adatte a fare il portiere, avevo una
grande elevazione, per cui era il ruolo forgiato apposta per me. Credo di essere
proprio nato per fare il portiere.
Ci può dire se aveva qualche punto debole?
Forse il mio più grosso punto debole era un po' di menefreghismo!
A suo parere è cambiato molto il ruolo del portiere
dalla sua epoca ad oggi?
Oggi i portieri sono più ragionieri, statici, meno estrosi rispetto al
periodo in cui giocavo.
A suo parere, qual è il miglior portiere italiano?
Per me, negli ultimi cinque, sei anni il migliore è Marchegiani (cresciuto
con lui quando arrivò al Toro). Buffon? E' bravo, ma è ancora
molto giovane per essere giudicato. Se mantiene queste potenzialità può
davvero ambire a diventare uno dei portieri più forti in circolazione.
Quali considera i portieri più bravi della sua
generazione?
Direi Ghezzi, Zoff e Moro.
C'era qualche attaccante particolare che temeva di più?
Li temevo tutti. C'era però un certo Manfredini, della Roma, che mi infastidiva
parecchio, prendeva male la palla e non sapevi da dove sbucava. Era imprevedibile,
per cui pericoloso.
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